12/11/2007

L'INTERVISTA DI SORRISI


interviste

(c) Sorrisi«La fine del matrimonio con Michelle è stata una botta terribile» racconta Eros, che ha da poco lanciato il nuovo doppio cd «e²». «Oggi voglio trovare una donna con cui invecchiare». Una ragazza capace di catturare il suo cuore però c’è già: «Mia figlia Aurora mi ha ridato il sorriso». Il cantante più popolare d'Italia non si era mai confessato così

Sembra incredibile, ma sono già passati 25 anni dal giorno in cui, timidamente, Eros Ramazzotti si è affacciato sulla scena del pop. La doppia antologia con la quale festeggia la ricorrenza è una sorta di «hall of fame» personale, nella quale grandi artisti e produttori di tutto il mondo si sono presi cura dei suoi classici. Eros, di fatto, è oggi una stella planetaria, tanto che può permettersi pure di non essere contento dei suoi prestigiosi ospiti. «Santana ha sbagliato l’approccio a “Fuoco nel fuoco”» confida a Sorrisi. «Non ha capito che cosa gli chiedevamo. Avrebbe dovuto buttare via la versione originale del pezzo e ricostruirlo da zero, come ha fatto Steve Vai in “Dove c’è musica”. Invece abbiamo dovuto perfino tagliare alcune sue parti, perché sovrastavano la mia voce».
Quanto ha speso per realizzare questo disco?
«850.000 euro. È moltissimo, per un “best”».
Chi glielo fa fare, di spendere tutti questi soldi?
«Da me ci si aspetta sempre qualcosa di più. E io non sono il tipo furbetto che fa un disco solo per spillare soldi alla gente. Non ho mai preso in giro il pubblico».
«L’Aurora» riarrangiata da Wyclef Jean in versone reggae è un azzardo, lo ammetta.
«Invece magari è la chiave del mio futuro. Escludo di finire a fare rap, ma per il resto chissà. In fondo ragazzi oggi non fanno distinzioni, ascoltano di tutto».
Sua figlia Aurora che cosa ascolta?
«È pazza di “High School Musical”».
L’avete mai guardato insieme in tv?
«Certo, anche se non è che io ne capisca tanto. I protagonisti però sono ragazzi di talento. C’è un motivo per cui stanno in tv, insomma».
Aurora che tipo è?
«È figlia mia e di Michelle Hunziker, gente matta di spettacolo».
Ad Aurora ha dedicato «Ci parliamo da grandi», uno dei quattro inediti della raccolta, nel quale prefigura il momento in cui sua figlia se ne andrà di casa.
«La canzone anticipa un momento che temo molto».
Lei è un padre geloso?
«Sono un padre italiano. Provo a essere moderno, ragionevole, ma so già che se un giorno Aurora mi porterà a casa un tipo che non mi piace, io ci starò male».
Dei suoi 25 anni di carriera quale cancellerebbe?
«Direi nessuno. Ma il 2002 è stato un inferno».
È l’anno della scomparsa di sua madre Raffaella e della separazione da Michelle.
«Già. Eppure anche dal 2002 ho imparato qualcosa».
Per esempio?
«Il dolore devi saperlo tenere lì, dentro il cuore. Se lo metti in circolazione inquina tutto il resto ed è la fine».
Ne è uscito indenne?
«Ho un carattere forte. Altrimenti non sarei vivo».
Oggi è felice?
«Nessuno può esserlo tutti i giorni. Ma adesso sto meglio e certi giorni sì, sono felice».
Buona parte del pubblico non si è accorta di nulla.
«Ho fatto un passo indietro. Del resto non ho scelto questo mestiere per farmi riconoscere dalla gente. Molti artisti vivono per andare in televisione».
È l’aspirazione di molte ragazzine come Aurora.
«Già. Tu puoi mettercela tutta, per insegnare che cosa è importante e che cosa no. Ma poi, alla fine, sta a loro».
Si sente un buon padre?
«Sì. Mi guardo intorno e vedo tanti genitori che se ne infischiano dei figli. Ed è un crimine, perché l’unica cosa che conta per i ragazzi è l’amore del papà e della mamma».
Lei è stato un figlio amato?
«L’amore di mia madre è la cosa che mi manca di più, ma anche la cosa più preziosa che mi resta».
La storia si complica, se i genitori sono separati.
«Parlo tanto sia con Aurora, sia con Michelle. Possiamo essere buoni genitori anche se non ci amiamo più».
Più?
«In una storia davvero importante certe cose non si possono cancellare. I sentimenti forti restano per sempre».
«Eros rimane la persona che mi ha dato la cosa più bella della mia vita, Aurora». L’ha detto mesi fa a Sanremo Michelle Hunziker.
«L’aveva già detto altrove».
Sì, ma lì c’erano 12 milioni di italiani a guardare.
«Appunto. Non l’avrei fatto».
Crede che fosse un modo per arruffianarsi il pubblico?
«Credo che la gente possa legittimamente pensarlo».
Lei non ha mai fatto delle dichiarazioni plateali?
«Le ho fatte con la musica. Basta ascoltare il testo di “Sono cose della vita”. Le canzoni, però, dopo un po’ diventano di tutti. E non c’è il rischio di essere fraintesi».
Lei è sincero nelle canzoni?
«Se non lo fossi, la gente se ne sarebbe accorta da tempo. Vale anche per Vasco. Lui fa il rocker, ma dentro è uno fragile, sensibile, vero. Valeva anche per Lucio Battisti».
Che è tra i suoi artisti preferiti, anche per come ha saputo sottrarsi a giornalisti e fotografi.
«Già. Lui ha deciso di sparire e nessuno l’ha più visto».
Allora si può...
«Si può. Però non dovrei essere qui a parlare con “Sorrisi”...».
E perché lo fa?
«Perché, a differenza di Battisti, ho un contratto che me lo impone. Loro mi danno dei soldi, io faccio dischi e poi li promuovo con le interviste».
Quanto manca alla scadenza del contratto?
«Due album. Ma va anche detto che quel pezzo di carta mi ha tenuto in piedi nella fase più dura della carriera. E sono grato per questo».
Impaziente di liberarsi?
«Questo sì».
Perché le pesa tanto rilasciare interviste?
«Quando sei famoso nessuno è interessato a capire chi sei veramente. Vogliono solo insinuare malignità. E così, in un attimo, ecco che Eros diventa bisex».
Hanno detto anche altro.
«Che sono gay, che bevo. Niente di vero, ovvio. Questo chiacchiericcio costante è la parte che detesto del mio lavoro, ma che devo fare? Me ne infischio finché posso, cerco di lasciarmi scivolare tutto. Non mi chiedano di fare volentieri le interviste, però».
Quasi tutti i suoi colleghi, invece, parlano bene di lei.
«Ho rispetto di tutti. E se posso dare una mano non mi tiro indietro».
Di chi si fida di più, tra loro?
«Antonacci è un fratello, anche se sostiene che butto via i soldi, perché potrei avere lo stesso successo investendo la metà nel realizzare i dischi».
Ha ragione?
«Sembrerò immodesto, ma di artisti con la mia voce ne nasce uno ogni cento anni».
Dunque?
«Dunque potrei vendere molte copie anche se spendessi meno. Ma ho troppo rispetto per il pubblico. E poi io vendo anche all’estero, lì la concorrenza è agguerrita».
Quanto sono importanti i soldi per lei?
«C’è stato un tempo in cui avevo cinque auto in garage. Poi ho avuto le mie lezioni dalla vita e ora sono contento così. Ho ridotto il mio tenore di vita dell’80% e viaggio molto al di sotto delle mie possibilità. Ho due auto, ne uso solo una... Inquino meno».
Nel suo ultimo album del 2004 c’era un brano che s’intitolava «Non ti prometto niente». Raccontava della sua incapacità di prendere sul serio un rapporto di coppia: come siamo messi, a due anni di distanza?
«Molto meglio, grazie».
In che senso?
«Sono decisamente più sereno. Ho meno paura di affrontare una donna».
Dunque, in questi anni…
«In questi anni io non ho preso sul serio nulla. Il classico ’ndo cojo cojo, tanto per intenderci. Ero spaventato, avevo sofferto troppo».
Nessuna donna l’ha più fatta vacillare?
«C’è troppa carne al fuoco. Troppe donne belle, tutte subito in vista. Troppa attenzione all’immagine, all’esteriorità. È tutto innaturale: la tv, i calendari, le pubblicità, i giornali. Per chi ha paura di prendere impegni questi anni sono un paradiso: essere superficiali è facilissimo».
Da quanto tempo non dice «Ti amo»?
«Nella mia condizione fai fatica a dirlo oppure lo dici di continuo. Quella botta non ci voleva. Ho sofferto davvero tanto per la fine del matrimonio. Avevo dato tutto».
Sembra non avere neppure speranze per il futuro.
«La mia superficialità è solo un trucco per non farmi male di nuovo, ma sono abbastanza intelligente per capire che una notte di sesso dà poco. In fondo al mio cuore me lo chiedo, se non sia il momento di cercare qualcuno a cui appoggiarmi nella vita. Qualcuno con cui invecchiare».
Oggi non c’è nessuno?
«No, nessuno. Oggi».

(Tv Sorrisi e Canzoni n.46 - 2007)


Posted by ELENAFRAGOLA13 | h: 23:37 | permalink |
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  30/10/2007

e2: INTERVISTA UFFICIALE


interviste, e2

L’album “e²” (Eros al quadrato) – in uscita il 26 ottobre, due giorni prima del suo 44esimo compleanno – è una raccolta di una parte delle canzoni più famose del cantante romano (da “Terra promessa” a “La nostra vita”, passando per “Adesso tu”, “L’Aurora” e “Più bella cosa”), ma può essere considerato anche l’undicesimo disco di inediti di Eros Ramazzotti. Oltre a 14 successi in versione originale rimasterizzata, compresi i duetti con Tina Turner, Cher e Anastacia, il doppio cd “e²” contiene 4 inediti e 17 “nuovi editi”, cioè brani del suo repertorio che, pur appartenendo ai dischi precedenti, rivivono con una diversa anima sonora frutto della rilettura fatta da Eros assieme ad artisti e produttori di fama internazionale: Gian Piero Reverberi, Michele Canova, Dado Moroni, Jon Spencer, John Shanks, Wyclef Jean, Steve Vai, Carlos Santana, Pat Leonard, Rhythm Del Mundo, Take 6, The Chieftains e Amaia dei La Oreja De Van Gogh (elencati in ordine di scaletta del secondo cd).

«Pubblicare un Greatest hits normale – spiega Ramazzotti – non aveva senso nemmeno dieci anni fa. Il cd “Eros: The Best Of del 1997 era impreziosito dai duetti con Tina Turner in “Cose della vita – Can’t Stop Thinking Of You” e con Andrea Bocelli in “Musica è”. Ed è stato un successo da 7 milioni e mezzo di copie vendute. Registrare questo disco è stato più complicato che incidere un cd di inediti: il lavoro è durato un anno, perché dovevamo gestire persone che vivono fra Europa, Stati Uniti e Sudamerica. Per fortuna la tecnologia ci ha permesso di accorciare le distanze, interagendo con tutti gli artisti attraverso la rete web e lo scambio di file mp3. Io sono andato solo a Cuba dai Rhythm Del Mundo e a Dublino dai Chieftains».

Fra i quattro inediti dell’album “e²” c’è un nuovo duetto internazionale. Il primo singolo “Non siamo soli” – in radio dal 21 settembre e nei negozi dal 5 ottobre – è un brano d’impronta reggaeton, solare e molto ritmato, cantato da Eros assieme a Ricky Martin. «Non avevo ancora sperimentato pienamente le potenzialità della mia voce su un arrangiamento reggaeton: ho subito pensato a un duetto con un artista sudamericano e Ricky Martin era perfetto. Il testo della canzone spiega che pur vivendo in due realtà lontane, le nostre emozioni sono le stesse: non sono i soldi a dare stimoli, ma la voglia di migliorare il nostro mondo. E qualsiasi cambiamento è possibile, se c’è volontà e determinazione: l’importante è mantenere un atteggiamento positivo anche quando si sta male e sembra che il mondo ci stia crollando addosso».

Ricky Martin è venuto a Milano per incidere il singolo “Non siamo soli”; Eros ha ricambiato la visita andando a Miami per girare il video diretto da Wayne Isham, il regista di “Livin’ la vida loca”. «La registrazione del singolo e le riprese del video sono state anche l’occasione per approfondire il nostro rapporto, che prima era basato su veloci chiacchierate in sporadici incontri durante alcune manifestazioni musicali. Oltre a essere un grande artista, Ricky è un ragazzo buono e positivo».

Altrettanto prestigiosa è la collaborazione con Guy Chambers, produttore e autore di Robbie Williams, che assieme a Robert Flack firma la musica dell’inedito “Ci parliamo da grandi”. «Ho inciso questo brano brit-pop nel suo studio di Londra: lavorare con Chambers è stata un’ottima esperienza, che probabilmente ripeterò in futuro, però ho avuto la conferma che noi italiani non siamo inferiori agli inglesi come tecnologia e approccio alle canzoni».

“Ci parliamo da grandi” ha un testo autobiografico, sebbene proiettato nel futuro. «Immagino le mie emozioni quando Aurora sarà grande e dovrò lasciarla libera di volare con le sue ali. Il distacco dai figli, per quanto inevitabile e doveroso, è un momento duro e complicato da affrontare per qualunque genitore: è un “trauma emotivo” che non metabolizzi mai».

La guerra e la violenza sono protagoniste del terzo inedito “Dove si nascondono gli angeli”. Purtroppo rimangono coinvolti anche i bambini: vittime di orrori che non dovrebbero esistere in una società che si proclama moderna e civile. «Nel terzo millennio è inconcepibile, oltre che disumano, vedere ancora bambini africani imbracciare un fucile e crescere nella violenza per l’incoscienza o la crudeltà degli adulti. Milioni di adolescenti muoiono per cause assurde. Io tento nel mio piccolo di contribuire a migliorare le loro condizioni di vita sostenendo i medici laici dell’associazione “Il Buon Samaritano” (www.ilsamaritano.it) che aiuta i bimbi africani emarginati dalle loro stesse famiglie per assurde storie di stregoneria».

Il sentimento che resiste all’usura del tempo, anche quando la storia d’amore è definitivamente finita, è il tema del quarto inedito “Il tempo tra noi”. «Se l’amore che ci univa era intenso, passa il tempo ma non passa l’affetto e non riusciamo a staccarci completamente da quella relazione».

Eros al quadrato. Il talento vocale di Eros Ramazzotti esplora universi sonori paralleli, muovendosi con uguale perizia in un caleidoscopio di sonorità che spaziano fra pop, rock, folk, jazz, gospel, ritmi latini e musica classica. Nell’album “e²” i successi originali rimasterizzati convivono con altre canzoni del repertorio di Ramazzotti (soltanto “Adesso tu”, “L’Aurora” e “Più bella cosa” sono presenti in entrambi i dischi con versioni diverse) che sono state scomposte e ricomposte secondo l’estro e il talento di artisti e produttori di calibro internazionale.

Fra i quattro interventi di Gian Piero Reverberi spicca la straordinaria esecuzione di “Musica è” fatta dalla London Session Orchestra: Reverberi ha reso il brano ancora più epico, accentuando l’impronta classica originale e arricchendolo con un preludio strumentale raffinato e un finale orchestrale di forte impatto emotivo. Emozioni a fior di pelle anche per la struggente versione pianoforte-voce pensata dal jazzista Dado Moroni per il brano “Dolce Barbara”. Inconfondibile, e come sempre preziosa, la chitarra di Carlos Santana in “Fuoco nel fuoco”; ammaliante l’atmosfera cubana di “Il buio ha i tuoi occhi” con i Rhythm Del Mundo; accattivante il coro gospel a cappella dei Take 6 in “Un attimo di pace”; armoniosa la contaminazione fra pop melodico d’autore e folk irlandese dei Chieftains in “Un’emozione per sempre”; travolgenti il riff violento dello zappiano Steve Vai in “Dove c’è musica” e le sonorità pulp del newyorkese Jon Spencer in “Taxi story”.


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  26/10/2007

Eros: mia figlia?Più sveglia di me


interviste, e2

Un doppio album, uno con i brani classici del suo repertorio, l'altro con le sue hit prodotte da altri colleghi. Quattro i brani inediti. E' questo "e²” di Eros Ramazzotti. Il cantautore ha dedicato l'inedito "Ci parliamo da grandi", un brano sulla paura dei genitori per i figli che crescono, alla figlia Aurora. "Lei a 11 anni è più sveglia di me alla sua età. Canta, scrive ed ha inciso anche un pezzo. Vedremo cosa vorrà fare".

Sei un papà apprensivo?
Aurora mi stupisce sempre. Alla sua età ha un modo di vivere la vita che io mi sognavo a undici anni. Ero ancora stupido. Questo è stato lo spunto per scrivere "Ci parliamo da grandi".

Morgan ha fatto partecipare la figlia nei suoi dischi. Farai lo stesso anche tu?
E’ inevitabile che la figlia di Morgan abbia cantato, lui è un artista, la mamma è un’attrice e il nonno un maestro del cinema. Però di Aurora non mi posso lamentare. Scrive e canta. Ha già inciso un brano che aveva scritto a nove anni.

E’ soddisfatto del “lavoro” di Aurora?
Per essere così piccolina ha scritto una bella canzone. Ma il suo è proprio un istinto, che non va soppresso.

Che consigli le darai?
E’ un mondo che non è come appare. Le dirò di valutare molto bene quale strada intraprendere.

Perché i giornali di gossip non ti danno tregua?
E’ una società che si basa sull’immagine. Il gossip è indice della pochezza che c’è nella vita. Nella società ci sono persone di spessore, ma l’Italia è composta anche da persone che si appassionano a quello che scrivono certi giornali. E’ gente che ha un interesse morboso per i fatti degli altri, quando sarebbe meglio analizzarsi e pensare ai fatti propri.

Come ti spieghi questa realtà “malata”?
E’ figlia dei reality show. E’ una catena continua che spero si spezzi prima o poi. Il problema è che oggi chi non vale nulla va in televisione e ha le porte aperte. Ma non basta mostrare il sedere per essere definiti artisti!

C’è una via d’uscita a tutto questo?
Il momento sociale e politico è abbastanza teso. Condivido chi dice che i politici sono stipendiati da noi e dovrebbero fare il loro mestiere. Molte cose non si stanno facendo. E le persone che io vedo in giro mi sembrano molto arrabbiate. Lo sono anche io.
fotografie di Rodolfo Martinez

Cosa ti ha colpito dell’America quando hai girato il video con Ricky Martin?
Sono molto diversi da noi. Lavorano tantissimo e non si distraggono.

Come definiresti Ricky?
Un ragazzo di gran cuore, un bravo ragazzo. Ma non sono gay sia chiaro! (ride, ndr)

L’album “e²” (Eros al quadrato) esce il 26 ottobre, due giorni prima del suo 44esimo compleanno, è una raccolta delle canzoni più famose dell’artista (da “Terra promessa” a “La nostra vita”, passando per “Adesso tu”, “L’Aurora” e “Più bella cosa”. Oltre a 14 successi in versione originale rimasterizzata, compresi i duetti con Tina Turner, Cher e Anastacia, il doppio cd “e²” contiene 4 inediti (il singolo con Ricky Martin “Non siamo soli”, “Ci parliamo da grandi” scritto a quattro mani con Niccolò Agliardi e musiche di Guy Chambers ex collaboratore di Robbie Williams, “Dove si nascondono gli angeli” e “Il tempo tra di noi”) e 17 “nuovi editi”, cioè brani del suo repertorio che rivivono con una differente veste musicale frutto della rilettura fatta da Eros assieme ad artisti e produttori di fama internazionale: Gian Piero Reverberi, Michele Canova, Dado Moroni, Jon Spencer, Wyclef Jean, Carlos Santana, Rhytm del Mundo, Take 6 e tanti altri.

FONTE: TGCOM


Posted by ELENAFRAGOLA13 | h: 21:32 | permalink |
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  17/09/2007

IL MIO DUETTO CON RICKY


news, interviste, e2

Lo sentiremo nelle radio a partire dal 21 settembre, ma "Sorrisi" è già in grado di darvi tre anteprime in esclusiva. La prima è che " Non siamo soli ", il nuovo singolo inedito di Eros Ramazzotti, è un pezzo solare, latineggiante, molto ritmato, orecchiabile e ballabile. La seconda è che si tratta di un duetto con Ricky Martin ( Ricky è venuto a Milano per inciderlo, ma poi Eros è andato a Miami da Ricky per girare il video ) e le due voci si fondono alla perfezione, sia nella versione italiana ( il testo l'ha scritto con Kaballà ) che in quella spagnola. La terza è che " Non siamo soli " precede l'uscita del nuovo album di Eros che si intitolerà " e2 "( Eros al quadrato ) e a cui il cantante sta lavorando dallo scorso settembre. Si tratta di un doppio " Best of ": il primo doisco conterrà 14 hit in versione originale rimasterizzata più quattro inediti; il secondo avrà 17 hit rivisitate da grandi artisti, ma su questo Eros mantiene un riserbo totale.
" Per ora parliamo del singolo " puntualizza il cantante, in forma strepitosa nonostante i pochi giorni di vaanza che si è cponcesso alle Maldive in agosto. " E' un en'estate di lavoro, ma non mi pesa: sto bene, sono sereno. Ricky: subito dopo aver scritto il pezzo ho capito che veniva bene come duetto e ho pensato a lui. Gli ho mandato un provino e lui e il suo gruppo di lavoro me l'hanno rimandato arragngiato " da paura ": nel sound ho sentito subito l'anima latina. Ricky è un ragazzo alla mano: io l'avevo già conosciuto a un Festivalbar e con lui mi sono trovato benissimo "

( Giovanni Pianetta )


 



articolo tratto da Sorrisi e canzoni TV


Posted by Trinity1979 | h: 11:17 | permalink |
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  27/03/2006

L'incontro di Eros con i lettori di ViviMilano (23.03.06 PARTE SECONDA)


interviste

Eros: «Corteggio tutte ma non m’innamoro»
Dopo 24 anni di musica e 35 milioni di dischi, lo splendido 40enne si concede il lusso di parlare chiaro. Con la sua simpatia schietta
 
L'amore? «Dopo una delusione così non ci si innamora più e rimane solo il sesso». Il successo? «Sapevo dall’inizio che aveva le sue controindicazioni e infatti sono arrivate». Dopo 24 anni di musica e 35 milioni di dischi, lo splendido quarantenne Eros Ramazzotti, si concede il lusso di parlare chiaro. Con la simpatia schietta dei suoi «bordi di periferia» — dove ormai non torna davvero più «perché tutto è cambiato, ma non come speravo» — il polemico neo-commendatore si racconta a tutto campo durante il «Faccia a Faccia» organizzato da ViviMilano e moderato dal critico del Corriere Mario Luzzatto Fegiz.
Scorre molta «romanità» nelle sue vene, fischietta «Roma non fa la stupida stasera», ma il cuore batte a Milano. «Questa città mi ha dato la voglia di migliorare — dice — sento il bisogno di dichiararle il mio affetto».
Affetto più che ricambiato, visto che in giro, non è rimasto neppure un biglietto per le tappe milanesi del suo «Calma Apparente World Tour 2006»: sei concerti al DatchForum di Assago, a partire da questa sera, tutti sold out (tranne per la data del 16 aprile). «È uno show bellissimo — anticipa —, buona musica, suono pulito, e una tecnologia giapponese mai vista prima: schermi flessibili, immagini tridimensionali, scenografie d’impatto». Ai fan, con macchina digitale e occhi umidi per l’emozione, racconta: «Prima di salire sul palco, tapis roulant, un massaggio, un’ora di sonno. Incontro i miei amici e le persone che mi vogliono conoscere. Non aiuta la concentrazione, ma finché me lo posso permettere mi piace fare così». Con lui nello spettacolo, musicisti americani e inglesi «perché, mi spiace dirlo, hanno una marcia in più. Da qualche anno, io e Vasco registriamo i nostri album all’estero e la qualità ci guadagna».
Ironico, irriverente, praticamente un fiume in piena. Strimpella «Adesso tu», poi la nuovissima «Solarità», firma autografi, scherza con Luca Bianchini, l’autore della sua biografia autorizzata «Eros, lo giuro» (Mondadori), dispensa consigli a chi vorrebbe calcare le sue orme «avvertendo che senza talento si può indovinare una canzone, ma non si va lontano». Si lascia corteggiare dalle fan, ma si diverte a ricordare che «fino a 18 anni ero io a correre dietro a loro». Sul braccio sinistro porta ben impresso il nome di una «ragazza». «Aurora è una bambina speciale. Provo ad essere un papà speciale, anche se la vita cambia e bisogna non lasciarsi travolgere. Accanto a me, ora, c’è lei. Altre donne? Magari Laura Pausini, per un bel duetto, però».
 
Di Michela Proietti
 


Posted by ELENAFRAGOLA13 | h: 00:42 | permalink |
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  24/03/2006

'FACCIA A FACCIA' CORRIERE - PARTE PRIMA


interviste

«Faccia a faccia» con cento lettori

Eros torna al «Corriere», ed è tutto per voi
A tu per tu in Sala Montanelli: «Sono grato a questa città». Esauriti i quattro concerti al Forum, ma in aprile ci saranno inviti per i lettori

Lo chiamano «la bocca della verità». Perché con battute folgoranti si esprime senza mediazioni. Lo fece con il presidente della Repubblica Scalfaro durante un incontro dove a un certo punto disse: «Lo sa, presidente, che ho un cavallo che si chiama Oscar come lei?». E il presidente, con la sua caratteristica erre arrotata «Sono cevto che savà un vvonzino (ronzino)...». Durante una visita della Nazionale Cantanti in Romania a un ricevimento nell’ambasciata italiana mise un braccio intorno al collo al presidente della Repubblica Iliescu e gli disse amichevolmente davanti ai diplomatici impietriti: «A presidè’, vedemo de fa qualcosa pe’ sto Paese che me pare proprio moscio». Il più recente exploit è dell’ultimo festival di Sanremo dove Gianni Letta gli ha consegnato a nome del capo dello Stato la Croce di commendatore. «... certo che il design di questa croce non è un granché». E poco dopo ha aggiunto: «... voi vi ricordate dei cantanti e della musica solo sotto elezioni». Frase sicuramente poco protocollare, ma decisamente condivisibile.
Ed è proprio questa spontanea trasparenza a rendere l’incontro di Ramazzotti di giovedì 23 con i lettori di ViviMilano un appuntamento ricco di aspettative in una città dove i primi quattro concerti sono già esauriti. «L’ho sempre detto: una città dove si crea (e si distrugge) ma dove in ogni caso tutto si muove. Una città dove sto bene e che di anno in anno mi dimostra sempre più affetto». Affetto ricambiato. Non solo con il regalo di questo secondo «Faccia a Faccia» con il pubblico. Ma anche con inviti esclusivi all’ultima replica dei suoi concerti milanesi, che troverete sul numero di ViviMilano in edicola il 12 aprile.
Ramazzotti è orgoglioso del «Calma Apparente – World Tour 2006», show che ha debuttato giovedì 16 marzo al PalaRossini di Ancona. Un mix che parte dalla recente «L’equilibrista» e si sviluppa con un linguaggio molto rock, poco enfatico e ricco di sintesi attraverso canzoni varie quali «Dove c’è musica», «Stella gemella», «Un attimo. di pace», «Il buio ha i suoi occhi».

Ha lavorato con artisti stranieri per questo tour.
«Io non sono esterofilo però in questo concerto avverto la netta differenza di suono. I musicisti americani e inglesi hanno, per ragioni misteriose, una marcia in più. Certo mi spiace per degli amici storici come il mio chitarrista Flavio Scopaz. Però è cosi».

A supportare il concerto di Ramazzotti una tecnologia giapponese mai sperimentata in Europa: degli schermi flessibili come tende a pacchetto in grado di proiettare immagini ma nello stesso tempo essere trasparenti. In grado di produrre effetti scenografici incredibili come voli d’uccello a tre dimensioni.
Lo show è spettacolare.
«Sì, ma quel che mi spiace è che proprio nel mio Paese le strutture dedicate ai concerti e alla musica siano obsolete. Perfino il Forum, che è la più recente e confortevole, già mostra i suoi anni».

Ha vissuto una vigilia di tour agitata.
«Sembra destino che io debba finire sui giornali senza averne una gran voglia: prima per miei problemi con Michelle, adesso per le dichiarazioni sull’onorificenza. Abbiamo, in Italia, uno strano gusto per sottolineare tutto ciò che è negativo. E allora mi viene voglia di chiudermi e tirare dritto con la mia collezione di 54 chitarre. Eh si, ne possiedo 54 e vorrei che qualcuno lo sapesse».

Com’è il Ramazzotti che si prepara a un nuovo giro del mondo?
«La malinconia ha lasciato il posto alla consapevolezza e alla voglia di vivere nuove emozioni. C’è sempre stato uno stretto legame fra quel che sono, quel che provo, quel che scrivo e quel che canto. Preferisco confessare le mie emozioni nelle canzoni».

La sua preferita, in questo momento?
«“Nomadi d’amore”. Mi fa venire i brividi ogni volta che la canto o la riascolto. È il manifesto di chi, come me, è perennemente in viaggio verso una meta impossibile da raggiungere: la storia d’amore perfetta. Siamo sempre alla ricerca di emozioni, ma non riusciamo mai a viverle compiutamente. E così la ricerca riprende, instancabile...».

Di
Mario Luzzato Fegiz



Posted by ELENAFRAGOLA13 | h: 23:10 | permalink |
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  19/03/2006

«Questa Tv non sa aiutare la musica»


interviste

17.03.06

Buongiorno Ramazzotti, sta per iniziare un altro tour mondiale. E, dopo la nomina a Sanremo, stavolta lo fa da Commendatore.
«Però devo star attento a far battute».
Quelle rivolte al sottosegretario Gianni Letta non erano granché.
«In realtà volevo soltanto sdrammatizzare».
Dicono che i tiggì l'abbiano anche censurata.
«L'hanno fatto. Certo, ho detto cose scomode».
Appunto. Ha persino criticato l'aspetto della croce da commendatore.

«Diciamo che guardandola per la prima volta ho avuto lo stesso pensiero che ho davanti a una bella donna: per piacermi davvero, mi deve piacere in ogni suo particolare».
Difficile cambiarlo, Eros Ramazzotti. Lui è una macchina da musica e in ufficio ha appeso anche decine di dischi d'oro ma lasciate perdere i discorsi: tanto più se parla a metà della notte, qui in un ristorante che guarda il mare di Ancona, dopo aver provato per l'ultima volta il nuovo concerto che si è già abbonato ai tutto esaurito in mezzo mondo.

Barbetta (grigia) e cappellino (nero), sembra lo studente timido davanti al professore: per il solo fatto di essere interrogato, s'inceppa e abbassa gli occhi. E così snocciola tutti i capitoli della sua ultima vita, ma lo fa a modo suo, con le parole di chi preferirebbe comunque tacere.
Ramazzotti, ci sono sempre più stranieri nel suo gruppo. E il palco sembra pensato per un pubblico americano.
«Sono vent'anni che faccio concerti per piacere sia in Italia che fuori. È un'impostazione che mi piace e devo dire che, sotto questo profilo, i musicisti americani e inglesi hanno una marcia in più».
Negli Stati Uniti la tivù aiuta la musica in crisi. Ad esempio Kelly Clarkson vende milioni di cd ma è sbocciata in un reality show...
«Non mi sembra che questi programmi diano una mano alla musica. Più che altro, la gente li guarda per vedere Iva Zanicchi che va in bagno».
Adesso fa molto chic cantare le canzoni di altri. Lei va controtendenza?
«Tanti lo fanno perché non hanno un repertorio all'altezza, io invece sono quasi obbligato a togliere brani dalla scaletta per ragioni di tempo. Ma non escludo che un giorno potrei farlo, magari cantando qualcosa di Battisti».
Lei preferisce i duetti.
«Al Festival di Sanremo avremmo dovuto fare un trittico: Laura Pausini, io e Andrea Bocelli. Ma lui ha preferito seguire quello che gli ha consigliato la sua casa discografica».
Comunque il brano che lei canta con Anastacia è in cima alle classifiche.
«E lei mi ha dato la sua disponibilità per i prossimi mesi, quindi durante questo tour qualche volta canterà I belong to you sul palco con me».
In mancanza, c'è una corista strepitosa: Lidia Schillaci.
«Bravissima, ha poco più di vent'anni. È venuta al casting, ci è piaciuta e l'abbiamo presa subito».
Ha 43 anni, quasi quaranta milioni di dischi venduti, intricate vicende amorose: lei agisce sempre d'istinto?
«Io sono così. L'ho fatto anche per l'appello che ho lanciato per il piccolo Tommaso: se credo che ci sia qualcosa da dire non sto a pensarci troppo».

Ha visto il duello tv tra Berlusconi e Prodi?
«L'ho visto e mi è piaciuto».
Allora per chi voterà?
«Voterò a Bruxelles, d'altronde sarò là per un concerto e mi hanno detto che si può».



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  28/02/2006

EROS & SANREMO


interviste

MILANO - La serata finale di Sanremo, sabato, è nelle sue mani. Per Eros Ramazzotti, ospite d'onore, è la celebrazione di vent'anni di carriera, da quella vittoria nella sezione big nel 1986, il 15 febbraio, nella serata finale di un Festival presentato da Loretta Goggi. Canterà un medley con le canzoni della sua trilogia sanremese: Terra promessa, con cui trionfò nel 1984 tra le nuove proposte, Una storia importante, classificatasi sesta nel 1985, e Adesso tu, la canzone che l'anno dopo lo consacrò campione pop d'Italia.

Duetterà con Anastacia (I belong to you, dall'ultimo album Calma apparente, due milioni di copie già vendute nel mondo, il sesto cd più venduto in Europa) e con Laura Pausini (Nel blu dipinto di blu). "Dovevamo cantare il successo internazionale di Modugno in tre, con Bocelli", racconta Ramazzotti in una pausa delle prove del tour che debutterà a Ancona il 16 marzo. "Ne avevo parlato al telefono con Andrea, sembrava entusiasta. Poi il giorno dopo leggo su un quotidiano che non avrebbe mai accettato la mia proposta. Ma come? La Pausini, Bocelli e Ramazzotti sono gli ambasciatori della musica italiana nel mondo (il Presidente della Repubblica ha insignito Bocelli dell'onorificenza di Grand'ufficiale e Ramazzotti, Pausini e Zucchero di quella di Commendatore, sarà Gianni Letta a decorarli sabato prossimo a Sanremo, ndr), sarebbe stato logico cantare insieme quella canzone. Che dire?", conclude sconsolato, stretto nel suo piumone, una sciarpa attorcigliata intorno al collo per evitare cali di voce a pochi giorni da due importanti appuntamenti dal vivo.

In uno stanzone di sessanta metri quadrati sono ordinatamente allineate due dozzine di chitarre, insieme a otto musicisti, due coriste, un gobbo elettronico sul quale scorrono le parole delle canzoni e un piccolo palcoscenico dal quale l'artista canta e impartisce ordini. Il parquet è immacolato, dispiace metterci sopra le scarpe che hanno calpestato il fango del giardino. "Venga, venga avanti. Mica deve togliersi le scarpe, qui non siamo a casa Hunziker", esclama.

Cosa ricorda del primo Sanremo?
"Avevo 20 anni la prima volta. Arrivai con il mio discografico: aveva prenotato la stanza fino al venerdì, tanto era sicuro che non sarei andato in finale. Faceva un freddo eccezionale, c'era la neve, ero un po' disorientato in mezzo a una folla in delirio per i grandi nomi; io ero ancora un anonimo cantante. Ma non so per quale misteriosa ragione il pubblico imparò il mio nome ancor prima di ascoltare Terra promessa. Forse perché era lo stesso del liquore. Paura? Non tanta: avevo le parole di Gianni Ravera che mi ronzavano nelle orecchie. Il patron del Festival credeva in me, mi aveva spinto a Castrocaro, aveva caldeggiato la mia partecipazione. "Fai come dico io e diventerai il più grande", mi diceva. E io, che sono sempre stato uno che si lascia consigliare, ubbidii. Gli devo tutto. È vero, ho versato royalties a lui e agli eredi fino agli anni Novanta, ma lui è stato il mio Clive Davis".

Il successo l'allontanò da Roma.
"I miei amici mi avevano sconsigliato di partecipare a Sanremo. Ero cresciuto in un ambiente rockettaro di sinistra. Tutti a dirmi "il Festival è una merda"; io gli davo ragione, ma dentro di me pensavo, "non posso perdere questo treno". Quando, dopo la vittoria, decisi di trasferirmi definitivamente a Milano, le critiche furono anche più severe".

Qualcuno cercò di rovinarle la festa?
"Non ci sarebbe riuscito nessuno in quel momento. Ma mi fece male che Marco Armani (secondo classificato tra i giovani con Solo con l'anima scritta da Ron e Carboni, ndr), con il quale avevo fatto le selezioni in grande amicizia, dopo la vittoria non mi rivolse più parola".

Ce l'avrebbe fatta lo stesso senza quella vetrina?
"Chi può dirlo? Certo, la volontà c'era, la disponibilità anche. Da qualche parte prima o poi sarei arrivato. Non ero un ribelle controcorrente, uno che appena conquista un risultato si sente padrone del mondo e pretende di spiegare a Celso Valli (che dirigerà l'orchestra a Sanremo, ndr) come si arrangia una canzone. Io ero, e sono un artista docile nelle mani di chi ha più esperienza di me".

L'anno dopo arrivò sesto. Si aspettava di vincere con Una storia importante?
"Qualcuno disse che dopotutto ero stato il vincitore morale perché i primi cinque posti se li erano spartiti comprando una quantità di schedine del Totip. Non so se è vero, con o senza brogli vinsi la sfida più difficile, quella con le classifiche. Pensavo a tutti quelli che erano arrivati primi e si erano disintegrati strada facendo, così considerai onorevole il sesto posto".

Quando cantò la prima volta dal vivo con l'orchestra?
"L'anno in cui vinsi il Festival, nel 1986. Che notte! Andai a dormire all'alba, e alle dieci del mattino dovevo ritirare il cavallo che il Totip aveva messo in palio per il vincitore. Mi presentai distrutto".

Come festeggiò, a champagne?
"Macché, fu una notte di sesso. Dopo tre giorni di fatiche, me lo meritavo".

Lei era una famosa? Cantante, attrice, presentatrice, modella?
"No, assolutamente no".

Come reagì al successo, cambiò la sua vita?
"La mia vita era già cambiata radicalmente dopo il 1984, nuova città, nuovi amici, musica a tempo pieno. Ma il mio carattere fondamentalmente è rimasto lo stesso, schivo, di uno che non vorrebbe mai mostrarsi, che preferirebbe che il suo disco marciasse da solo. M'invitò Costanzo per commentare la vittoria e io non riuscii a proferire parola - proprio come adesso! In ogni caso non avrei mai avuto l'ardire di raccontare che quell'anno eravamo andati a Sanremo con il proposito di vincere. Ai miei discografici dissi: voglio farcela da solo, nessun imbroglio, puntiamo alla vittoria ma senza vendere l'anima al diavolo. E trionfare a Sanremo, che notoriamente porta sfiga a tutti, a me ha portato fortuna".

Tanta fortuna, 40 milioni di dischi venduti, che non ci è più tornato.
"Odio la gara, questa è la verità. Ormai Sanremo è un progetto per assecondare l'Auditel. La musica non è più una priorità. È diventato una sorta di reality show rispetto agli anni 80, quando Zucchero, Vasco e io eravamo davvero "novità", cloni di nessuno, originali. Ecco perché gli artisti lanciati dal festival hanno solitamente un successo transitorio: vanno lì senza un progetto, comparse di un film in cui l'unica protagonista è la tv. Allora uno si chiede: perché dovrei rimettermi in gara e rovinare tutto quello che mi sono conquistato? La cosa giusta, dopo vent'anni, è andare lì e ringraziare".

Per chi tifa quest'anno?
"A mio padre piace Dolcenera, dice che è forte, che farei bene a produrla".

Lo farà?
"È solo un'idea di mio padre".

(27 febbraio 2006)


Posted by ELENAFRAGOLA13 | h: 20:25 | permalink |
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  31/10/2005


news, interviste, calma apparente

EROS - Ora mi rimetto in gioco

Negli occhi di Eros c'è qualcosa di nuovo. Un lampo di allegria, ma non solo. Ci sono serenità, soddisfazione, voglia di guardare avanti. " Vivo oggi e guardo al domani " proclama. " Se dovessi pensare al passato sarei morto da un pezzo ". Il presente per Eros ha un titolo: ' Calma apparente '. E' quello del suo nuovo album, il decimo in 24 anni di carriera, iniciso sia in italiano sia in spagnolo. Tredici canzoni pubblicate in contemporanea in Italia e nel resto del mondo venerdì 28 ottobre, in occasione del 42° compleanno del cantautore. In tutto, un milione e mezzo di copie già distribuite. ' Calma apparente ', però, non è solo un titolo. E' anche una confessione, un modo per fotografare lo stato d'animo del momento. " Non ho più voglia di parlare di quello che è successo negli ultimi mesi " mette subito in chiaro. " Quel che c'era da dire è stato detto. Per il resto parlano le canzoni. Io adesso sto bene. Ho soltanto voglia di fare musica ".

Eppure il titolo scelto per l'album lascia intuire che non sia tutto dietro le spalle.
" E invece è così. Per uno come me la calma è sempre apparente. Sono uno che si fa gli affari suoi, non mi piace andare in giro per locali. Me ne sto zitto, lascio parlare gli altri. Ma più sto zitto, più i giornali si inventano cose sul mio conto. Vorrei sapere come ha fatto Lucio Battisti ".

Che cosa c'entra Lucio Battisti?
" C'entra, c'entra. Lui è stato uun grandissimo. Il più grande forse. Eppure la gente neppure sa che faccia abbia suo figlio. Lucio ha saputo proteggere la propria vita privata come pochi altri. Agli esordi non potevo immaginare quale polverone avrebbe sollevato la mia vita, di lì a pochi anni. Che devo fare, sono in ballo. Balliamo. "

E dire che i nuovi pezzi trasmettono grande serenità.
" Mai come adesso sono convinto che la vita sia bella. E' il mondo che fa schifo, purtroppo. "

Le canzoni non dovrebbero aiutare a renderlo migliore?
Le piccole cose, in generale, hanno questpo potere. Le canzoni per sono un'arma a doppio taglio. "

Perchè mai?
" Per quanto possa essere stanco e arrabbiato, se la sera torno a casa, imbraccio la chitarra e scrivo una buona canzone, posso trasformare una brutta giornata in una data da ricordare. Ma chi fa il mio mestiere deve al tempo stesso rendere conto a tutti. Chi vende milioni di dischi non può permettersi il lusso di un momento difficile. Si è sempre pronti a puntargli l'indice addosso. "

Quale è stato il suo momento poeggiore?
" Direi alla metà degli Anni 90. Ero ricco, famoso, avevo una bella famiglia. Mi sono sentito onnipotente. Ma, in realtà, avevo perso il controllo della mia vita. Ero arrivato a spendere più di tre miliardi di lire per produrre un disco. Meno male che ho avuto la capacità di guardarmi dentro. "

Da dove è partito il cambiamento?
" Ho fatto la spunta degli amici veri. Ho dato ascolto solo a chi mi voleva bene sul serio. E poi sono ritornato sui miei passi. Ho ridimensionato la mia vita dell'80% "

" Calma apparente " sembra però prodotto senza badare a spese...
" Infatti è così. Ci sono cose su cui non si può risparmiare. "

Soprattutto se il disco viene venduto in tutto il mondo.
" Gà. Anche se non ho mai scritto le mie canzoni pensando alla nazionalità di chi acquista i miei dischi. Ma è evidente che all'estero prestano maggior attenzione a certi dettagli. E' una cosa della quale discuto spesso con il mio amico Biagio Antonacci. Lui spende molto meno di me per registrare un album. Alla fine, però, vende una valanga di copie pure lui. "

Dov'è il punto allora?
" E' banale dirlo. La una buona canzone deve possedere il dono dell'onestà. E anche chi la canta deve essere sincero con il piubblico. Altrimenti può andarti bene una volta o due. Ma alla lunga ti voltano le spalle.

Lei è sempre stato sincero?
" Sempre. Anche negli errori. Ma non sempre hanno ricambiato con la stessa moneta. "

Si fida ancora del prossimo?
" E' difficile fare un mestiere come il mio, se si è malfidenti. Diciamo che cerco di educarmi, facendo tesoro dell'esperienza. Col tempo non si cambia, ma si può migliorare. "

Qual è l'ultima persona che le ha insegnato qualcosa?
" Anastacia senza dubbio. Ho duettato con lei in un brano del nuocvo Cd. ' I belong to you - Il ritmo della passione '. E' una donna forte. E' stata sull'orlo del precipizio, per via della sua malattia. Ma ha saputo ricominciare da capo. Noi artisti ci lamentiamo troppo. Ogni tanto dovrebbero ricordarci cosa vuol dire lottare. "

Lei, ovviamente, lo ricorda
" Eccome. Vengo da una famiglia modesta. Tutto quello che sono diventato lo devo agli insegnamenti dei miie genitori. Da loro ho imparato che restando uniti si sopravvive a tutto: alla guerra, alla povertà, alla fame. Molte cose, poi, me le ha insegante la vita.

Già. Lei è nato 'ai bordi di periferia', come cantava a Sanremo nel 1986...
" In gioventù ho visto degli amici orire a causa dell droga. E' il genere di esperienza che ti striglia. E t evita molti guai. "

In 'Beata solitudine' canta il suo stato di single senza rimpianti. Tutto vero?
" Certo. Non mi spaventa il fatto di passare del tempo da solo, anzi. Sono sereno come poche volte prima di adesso. "

Nell'album non mancano comunque grandi ballate d'amore, come 'Tu sei'.
" Le mie canzoni non sono tutte autobiografiche. Possono nascere da un lavoro di assemblaggio e costruzione che dura anni. Non sempre raccontano storie vere. Coe i giornali. "

Ultimamente è stato scritto di tutto, riguardo a lei.
" Già. L'altro giorno ero in Germania per delle interviste e ho passato la serata con Pino Fusaro, un amico che si occupa di un grande progetto benefico al quale cerco di collaborare. Eravamo in un ristorante, c'erano anche suoi amici e alcune amiche. Il giorno doipo i giornali tedeschi sono usciti con grandi foto e titoloni: 'Eros ha una nuova fiamma'. Che cosa dovrei fare? Passare le giornate a smentire le settemila falsità che girano sul mio conto? Ma se anche avessi una storia che male ci sarebbe? Ho detto che sto bene in beata solitudine, non ho mai dichiarato di voler restare da solo per il resto della mia vita. "



Posted by Trinity1979 | h: 14:50 | permalink |
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  15/09/2005

TUTTO EBBE INIZIO DA QUI


interviste

23/08/05

Tratto Da Corriere.it

«Caro Eros, adesso basta»

«Nostra figlia resta con me»

Michelle Hunziker: lui vuole l’affidamento. Se non smette dirò perché ci siamo separati

La tigre si è svegliata. Michelle Hunziker, ex culetto d’oro di Roberta, ex signora Ramazzotti, ex spalla di Bisio a Zelig, ex posseduta dal demonio (secondo l’esorcista padre Amorth), ex fidanzata di Marco Sconfienza (il figlio di Giulia Berghella, la «maga» che l’avrebbe plagiata), si disfa dell’ultima etichetta. «Mi sono stufata. Non sono Madre Teresa di Calcutta. Io sono una donna. Mi rendo conto di essere un personaggio pubblico e che ogni mio passo venga seguito, osservato, giudicato. Ma non accetto strumentalizzazioni su mia figlia Aurora. Altrimenti divento una tigre alla quale stanno tentando di portare via i cuccioli ».
Michelle, a che cosa si riferisce?
«Ho letto che il mio ex marito avrebbe chiesto ai suoi legali di studiare una strategia per ottenere l’affidamento di Auri. Attendevo una smentita, che non c’è mai stata. Allora io voglio mandare un messaggio ben preciso a Eros e ai suoi avvocati».
Sarebbe?
«Se non la smette di sfruttare ogni movimento della mia vita privata per farsi pubblicità e per diffondere gravi diffamazioni sul mio conto procederò legalmente in maniera dura. Intendo difendere il rapporto tra me e mia figlia. Sono sempre stata corretta, ma mi rendo conto che qui io sono quella cornuta e mazziata».
Prego?
«Ma sì, finora non soltanto ho difeso il mio meraviglioso rapporto con Aurora—che per inciso è serena, contenta, ha una mamma che sa perfettamente come gestire i suoi sentimenti e come farla stare bene —, ma anche quello tra lei e suo padre. Non vorrei essere costretta a farlo, ma se Eros continuerà a esasperarmi, finirò con il dire il vero motivo per il quale ci siamo lasciati. Di me è stato inventato di tutto. Che ero posseduta dal demonio, che faccio parte di una setta. E a queste voci, ogni volta ho replicato salvaguardando la bambina, il mio legame con lei e il suo con il padre».
Ammetterà che viste dal di fuori le sue scelte sentimentali possano quantomeno sorprendere...
«Non lo nego. Ognuno è libero di pensare di me ciò che vuole. Può sembrare strano che io adesso stia con Salvatore (Passaro, ex compagno della pranoterapeuta Giulia Berghella, ndr). Ma la vita è fatta così. Queste cose succedono a tanti. Probabilmente in un paese i protagonisti sarebbero stati additati dai concittadini. Io lo metto in conto. Non è questo che mi disturba».
Che cosa, allora?
«Che per una scelta sana, pulita, trasparente debba essere inquisita come una persona sentimentalmente instabile e che qualcuno insinui che questo possa influenzare negativamente mia figlia. Non sono disposta a tollerarlo. Eros ogni settimana compare su una rivista patinata in compagnia di una donna diversa. Non lo giudico per questo né metto in discussione il suo ruolo nella vita di Aurora, ci mancherebbe! Ma adesso basta. Sono stufa di lui che fa la vittima, si è già fatto pubblicità abbastanza. Quando ha pubblicato l’ultimo album aveva detto che le canzoni erano dedicate a me. Figurarsi. Il prossimo disco uscirà a ottobre. Beh, che trovi un altro modo per fare promozione».
Non pensa che potrebbe tutto nascere da un eccesso di preoccupazione nei suoi confronti? In effetti lei non appare quasi mai da sola. Prima c’era Marco al suo fianco, adesso Salvatore. Il suo margine di libertà sembrerebbe limitato.
«Questa poi... Anche Eros è sempre circondato, ma da mia madre. Guardacaso siamo separati da tre anni e vive continuamente con lei. Intorno a lui ci sono i suoi familiari e i suoi amici. Perché nessuno dice mai che è una setta? E poi chi dice che non sono mai sola? Eros si è sempre mosso con il suo clan, lo chiamano il "clan Ramazzotti": suo fratello lavora per lui, ha collaboratori che gli sono vicino da anni, comprese le guardie del corpo».
Più di un giornale ha riassunto la sua vita privata in tre parole: «Peggio di Beautiful».
«Sì lo so, e un settimanale è stato anche querelato per questo. Facile fare fotomontaggi, mettere insieme immagini scattate in tempi diversi e poi dire: Ah, Michelle bacia tutti. La volontà del direttore di quella rivista era palesemente di sporcare qualcosa di limpido».
Non può però negare di essere partita per le vacanze insieme con Salvatore (Passaro), Marco (Sconfienza) e Giulia (Berghella).
«Sì, abbiamo deciso di fare ugualmente le vacanze insieme. Siamo un gruppo affiatato e ci vogliamo tutti molto bene».
E Giulia come ha preso questi cambiamenti?
«Ha scelto di starmi vicino, come sempre. Purtroppo anche su di lei è stato detto di tutto. Ma l’affetto che ci lega è molto grande».
È vero che anche Giulia è nella Tuenda, la società che gestisce i suoi contratti fondata da Marco e Salvatore?
«Falsissimo. Salvatore e Marco sono in società. Io ho il ruolo dell’artista. Giulia non c’entra nulla».
A proposito di arte: progetti in vista?
«A fine settembre affiancherò Gerry Scotti in un programma domenicale in prima serata dedicato ai bambini e alle candid camera. Poi a breve incontrerò Edwige Fenech, produttrice del remake di "Ho sposato una strega", di René Clair. Il regista è il numero 1, non posso dire di più. In Germania sarò protagonista di un film musicale per Rtl. E a fine anno ritornerò a teatro con "Tutti insieme appassionatamente", prima a Milano e poi a Roma».
Su Mediaset le piacerebbe fare qualcosa con Bonolis?
«Lui è un grandissimo artista, io non escludo nulla».
Questo passaggio alla Rai di cui si chiacchiera è imminente o no?
«Bisogna essere pronti per passare alla Rai. Mediaset mi ha dato grosse opportunità. Il mio contratto comunque scade il prossimo anno. Un’artista va dove ci sono proposte che la fanno crescere».
Con chi vorrebbe lavorare?
«È un uomo a cui ormai piace fare tutto da solo: Fiorello. Sarebbe entusiasmante. Lo stimo moltissimo e ho già un sacco di idee su cose belle che potremmo fare assieme. Io gli lancio un appello. Ma lui lo sa già».
Stato d’animo attuale?
«Sono felice. Ho una bambina splendida. Amici favolosi. Ho trascorso un’estate fantastica con mia figlia, abbiamo viaggiato da sole zaino in spalla in Francia, in Italia, sulle Dolomiti, al mare. Salvatore è venuto a trovarmi una volta, per portarmi dei contratti. Eppure sono riusciti a inventare che aveva passato con noi tutte le vacanze ».
Lei e Salvatore presto andrete a vivere assieme?
«No, assolutamente. Stiamo appena cercando di vivere la fase iniziale del nostro rapporto. Con molta fatica».

Elvira Serra


Posted by ELENAFRAGOLA13 | h: 22:00 | permalink |
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